Nel Ki Aikido si dice Ki venti volte a lezione. Quasi nessuno sa che quella parola, nel senso in cui la usiamo noi, non arriva dall’Aikido: arriva da un uomo che di arti marziali non si è mai occupato.
Si chiamava Nakamura Tempu, e senza di lui il Ki Aikido sarebbe semplicemente Aikido.
Un uomo che non c’entrava niente con il tatami
Nasce a Tokyo il 20 luglio 1876, con il nome di Saburō. Il padre è un alto funzionario del Ministero delle Finanze, uno di quelli che portarono in Giappone la carta moneta: famiglia importante, in un paese che in quegli anni stava cambiando pelle a velocità impressionante.
A sedici anni entra nell’esercito imperiale, e non come soldato qualunque: lo mandano in Cina settentrionale come agente in incognito. Durante la guerra russo-giapponese fa parte di un gruppo di centotredici uomini impiegati in ricognizione. Ne tornano vivi nove, e lui è uno di quei nove.
Chi conosce solo il Nakamura anziano dei ritratti, con la barba bianca e l’aria da saggio, di solito non immagina questo pezzo di biografia. Eppure è quello che spiega il resto.
La malattia
A trent’anni si ammala di tubercolosi, che all’epoca voleva dire, nella maggior parte dei casi, morire.
Quello che fa dopo è la parte più moderna della sua storia. Non si affida a una tradizione: cerca dappertutto. Va negli Stati Uniti e studia alla Columbia University, occupandosi di sistema nervoso autonomo, cioè della parte del corpo che funziona da sola e che non si comanda a voce. Poi passa in Inghilterra, Germania, Belgio e Francia, cercando medici, studiosi e metodi.
Non trova niente che funzioni. Dopo anni di ricerca, sta tornando in Giappone per morire a casa.
L’incontro in Egitto
Nel 1911, durante il viaggio di ritorno, in Egitto incontra uno yogi indiano che le fonti chiamano Kaliapa. È l’incontro che cambia tutto.
Kaliapa lo porta con sé a Gorkhe, nel Nepal orientale, ai piedi dell’Himalaya. Nakamura ci resta due anni e mezzo, praticando yoga sotto la sua guida. Quando scende a valle, la malattia non c’è più.
Vale la pena dire come stanno le cose, perché su questo punto si racconta di tutto. Che sia guarito è documentato: visse fino a novantadue anni. Perché sia guarito, nessuno può stabilirlo con certezza, e chi lo usa come prova che lo yoga cura la tubercolosi sta forzando la mano. Quello che si può dire è che Nakamura interpretò la propria guarigione in un modo preciso, e su quella interpretazione costruì tutto il resto della vita: la condizione della mente agisce sul corpo, e questa non è una consolazione, è qualcosa su cui si può lavorare.
Il ritorno, e la rinuncia
Tornato in Giappone, per qualche anno fa quello che ci si aspetterebbe da un uomo della sua famiglia: entra nel mondo degli affari e arriva alla presidenza di una banca industriale a Tokyo.
Poi, nel 1919, lascia tutto. Vende, si dimette, e comincia a parlare per strada.
Fonda un’organizzazione che insegni il suo metodo, e nel 1940 le dà il nome con cui è ancora conosciuta, Tempūkai. Il metodo si chiama shin shin toitsu do, la via dell’unificazione di mente e corpo, che in Occidente qualcuno ha etichettato come “yoga giapponese”: un’etichetta comoda ma stretta, perché quello che Nakamura aveva costruito era un misto di yoga indiano, medicina occidentale studiata sul serio e cultura giapponese.
Fra chi lo ascoltava non c’erano solo cercatori spirituali. C’era Konosuke Matsushita, il fondatore dell’azienda che oggi si chiama Panasonic. Il metodo di Nakamura si è diffuso nel Giappone del Novecento soprattutto fra gente che lavorava.
L’allievo che portò tutto sul tatami
Qui entra Koichi Tohei, e la storia si salda con la nostra.
Tohei, da ragazzo, si era ammalato di pleurite e aveva dovuto fermarsi per un anno. Nel 1940 entra all’Ichikukai, un dojo di Tokyo dove si pratica misogi, respirazione intensiva e meditazione, e guarisce. Da quel momento è convinto che a rimetterlo in piedi sia stato il Ki.
Dopo la guerra viene presentato a Nakamura Tempu, che insegnava al tempio Gokokuji, e diventa suo allievo. È lì, nelle sue parole, che capisce la frase che poi ripeterà per tutta la vita: è la mente che muove il corpo.
Tohei stava già praticando Aikido con Morihei Ueshiba da anni. Quello che porta dentro l’Aikido non è una tecnica: è un modo di insegnare. Da Nakamura prende l’idea che la coordinazione di mente e corpo si possa allenare a parte, con esercizi e prove propri, invece di sperare che arrivi da sola dopo vent’anni di pratica.
Da lì nascono i 4 princìpi dell’unificazione di mente e corpo e i test di Ki, cioè esattamente le cose che, in una lezione qualunque, distinguono una scuola dall’altra.
Perché questo cambia come si racconta il Ki Aikido
C’è una frase che gira da sempre: il Ki Aikido sarebbe “zen in movimento”.
Non è esatto, e conoscere Nakamura è il modo più rapido per capirlo. La radice del metodo di Tohei è indiana almeno quanto giapponese: passa dallo yoga, da un maestro incontrato in Egitto e da due anni e mezzo in Nepal, non dal monastero zen. Ne ho scritto più diffusamente nell’articolo su Zen e arti marziali, ma il punto sta qui.
E c’è una seconda conseguenza, più concreta. Nakamura non insegnava a praticanti di arti marziali: insegnava a malati, a impiegati, a industriali. Il suo lavoro non serviva a cavarsela in un combattimento, serviva a stare in piedi nella vita. Quando il Ki entra nell’Aikido attraverso Tohei, si porta dietro questa origine, ed è il motivo per cui in un dojo di Ki Aikido si trovano persone che non hanno la minima intenzione di combattere con nessuno.
Nakamura muore il 1° dicembre 1968, a novantadue anni, ed è sepolto al Gokokuji, lo stesso tempio dove aveva insegnato.
Un anello che quasi nessuno nomina
La catena, messa in fila, è questa: Nakamura Tempu, Koichi Tohei, Kenjiro Yoshigasaki, e poi i maestri che hanno aperto i dojo in Europa.
Di Ueshiba sanno tutti. Di Tohei sanno quasi tutti quelli che praticano. Di Nakamura non sa quasi nessuno, e invece è da lui che arriva la parola che diciamo più spesso.
→ Dove si pratica Ki Aikido in Italia
Domande frequenti
Chi era Nakamura Tempu?
Nakamura Tempu (1876-1968) è stato un giapponese che, dopo essersi ammalato di tubercolosi e aver cercato una cura in America e in Europa, guarì durante un lungo ritiro di yoga in Nepal. Al ritorno fondò lo shin shin toitsu do, la via dell’unificazione di mente e corpo, e insegnò per quasi cinquant’anni. Non fu un maestro di arti marziali.
Che rapporto c’è fra Nakamura Tempu e l’Aikido?
Non diretto, ma decisivo. Koichi Tohei, il più noto allievo di Morihei Ueshiba, studiò con Nakamura dopo la guerra e portò il suo lavoro sulla coordinazione di mente e corpo dentro l’Aikido. Da quell’innesto nasce quello che oggi si chiama Ki Aikido.
Cos’è lo shin shin toitsu do?
È il metodo fondato da Nakamura, il cui nome significa “via dell’unificazione di mente e corpo”. In Occidente viene spesso chiamato yoga giapponese. Mette insieme la pratica dello yoga indiano, lo studio della medicina occidentale e la cultura giapponese, e si insegna con esercizi di respirazione, meditazione e postura.
Nakamura Tempu guarì davvero dalla tubercolosi?
Che sia guarito è fuori discussione: visse fino a novantadue anni. Le ragioni della guarigione non sono accertabili a distanza di un secolo, e il suo caso non prova che lo yoga curi la tubercolosi. Quello che conta storicamente è come lui interpretò l’esperienza, cioè che lo stato della mente agisca sul corpo, perché su quella convinzione costruì il proprio insegnamento.
Chi scrive questi articoli?
Roberto Dalla Valle pratica Ki Aikido dal 1980 ed è Maestro della disciplina dal 1986, nella stessa palestra a Thiene, in provincia di Vicenza. Ha studiato con Kenjiro Yoshigasaki e incontrato Koichi Tohei in Italia, in Europa e in Giappone.
Roberto Dalla Valle pratica Ki Aikido dal 1980 ed è Maestro della disciplina. Ha studiato con Kenjiro Yoshigasaki e ha incontrato Koichi Tohei in Italia, in Europa e in Giappone.