Hai cercato “aikido” nella tua città e sono usciti due dojo. Uno si presenta come Aikido, l’altro come Ki Aikido. Le foto si somigliano: stessi abiti bianchi, stessa gonna nera, gente che vola. E adesso?
La differenza tra Aikido e Ki Aikido esiste, ma non è quella che immagini guardando le foto. La risposta breve è questa: è la stessa arte, insegnata partendo da due punti diversi. Il resto dell’articolo serve a capire quanto quella differenza pesa per te.
Prima di tutto: la radice è una sola
L’Aikido nasce dal lavoro di Morihei Ueshiba (1883–1969), che i praticanti chiamano O-Sensei. Da lui discendono tutte le scuole esistenti, Ki Aikido compreso. Nessuno ha inventato un’arte diversa: hanno preso strade diverse dentro la stessa arte.
Ueshiba insegnò per quarant’anni e cambiò molto nel corso della vita. Gli allievi che passarono da lui in epoche diverse portarono via cose diverse, ed è il motivo per cui oggi le scuole non si somigliano tutte.
Le principali sono l’Aikikai (la più diffusa, guidata dalla famiglia Ueshiba), lo Yoshinkan (più duro e militare, da Gozo Shioda), la scuola di Iwama (da Morihiro Saito, molto legata alle armi), lo Shodokan o Tomiki (l’unica che ha introdotto la competizione) e lo Shin Shin Toitsu Aikido, che è il nome proprio del Ki Aikido.
Dove si separano le strade: Koichi Tohei
Koichi Tohei (1920–2011) entrò nel dojo di Ueshiba nel 1940 e diventò il suo allievo più avanzato: fu istruttore capo dell’Aikikai e l’unico a ricevere dal fondatore il decimo dan. Fu anche l’uomo che portò l’Aikido fuori dal Giappone, alle Hawaii, negli anni Cinquanta.
Mentre praticava con Ueshiba, però, Tohei studiava anche con un maestro che con le arti marziali non c’entrava: Nakamura Tempu, che insegnava un metodo per unificare mente e corpo. E si convinse di una cosa: che ciò che rendeva possibile la tecnica di Ueshiba non era la tecnica, ma quella condizione lì sotto.
Il problema era che quella condizione, nell’insegnamento tradizionale, non veniva insegnata. Si sperava che l’allievo la trovasse da solo, praticando per vent’anni e guardando il maestro.
Tohei decise di insegnarla direttamente. Nel 1971 fondò la Ki no Kenkyukai, la società per lo studio del Ki, e nel 1974 lasciò l’Aikikai per andare avanti per la sua strada. Da lì nasce il Ki Aikido.
Kenjiro Yoshigasaki è il maestro che ha portato questa scuola in Europa e che ha formato la maggior parte degli insegnanti attivi oggi in Italia.
I cinque princìpi della relazione
Oltre ai quattro princìpi dell’unificazione di mente e corpo, Tohei ne formulò altri cinque, pensati per il momento in cui sul tatami si è in due. Sono più antichi della scuola di Yoshigasaki e restano un riferimento in tutta la galassia del Ki Aikido nel mondo.
Il Ki che si estende. Mantenere un’apertura, mentale e fisica, invece di chiudersi o contrarsi quando qualcuno si avvicina.
Conoscere la mente del compagno. Prima ancora di muoversi, capire dove sta andando l’intenzione dell’altro.
Rispettare il Ki del compagno. Non schiacciarlo e non ignorarlo: armonizzarsi con lui.
Mettersi al posto del compagno. Vedere la situazione dalla sua parte, capire la sua posizione e la sua difficoltà.
Condurre con fiducia. Agire con la sicurezza che viene dalla pratica, guidando il movimento con decisione, senza aggressività.
Mentre i quattro princìpi riguardano te da solo, questi cinque riguardano te e l’altro insieme: sono la parte del Ki Aikido che si vede solo in due, mai in un esercizio individuale.
Le cinque differenze che noti davvero
Dette le radici, veniamo a cosa cambia se entri in un dojo o nell’altro.
1. Da dove si parte. In un dojo tradizionale la prima cosa che impari è una tecnica: come si esegue, dove vanno i piedi, come si chiude. Nel Ki Aikido la prima cosa che impari è come stare in piedi. La tecnica arriva dopo, e arriva come conseguenza. È la differenza più grossa di tutte, ed è quella che si sente dal primo giorno.
2. C’è una materia in più. Nel Ki Aikido si pratica anche da soli e da fermi: esercizi di respirazione, di postura, di attenzione, quello che si chiama ki taisō. Non è riscaldamento, è una materia a sé, con un suo programma e un suo esame. In molte altre scuole non esiste.
3. Le prove. Nel Ki Aikido esistono i Test di Ki: qualcuno ti spinge, ti solleva, ti tira, mentre tu stai facendo qualcos’altro. Non è una gara né un gioco di forza: serve a verificare se sei nella condizione giusta oppure no. È un modo di dare all’allievo un riscontro immediato invece di lasciarlo indovinare. Il braccio impiegabile è la più famosa di queste prove.
4. Il modo di parlare. In un dojo di Ki Aikido non senti dire “più forte”, “resisti”, “blocca”. Senti dire rilassa, estendi, tieni il peso sotto. Non è cortesia: è che se usi la forza, nel Ki Aikido, stai sbagliando per definizione. E questo cambia l’aria che si respira in palestra.
5. I gradi. Oltre ai gradi di Aikido esistono gradi separati per il Ki, ed è la scuola stessa a tenerli legati: per sostenere un esame tecnico bisogna aver già superato il grado di Ki corrispondente, mai il contrario. È il modo in cui la struttura, non le parole, mette la coordinazione di mente e corpo prima della tecnica, come voleva Tohei.
Cosa invece è identico
Quasi tutto il resto, e conviene dirlo con chiarezza perché in giro si legge il contrario.
Le tecniche hanno gli stessi nomi e la stessa forma. Si cade allo stesso modo. Si praticano le armi di legno. C’è la stessa etichetta, lo stesso saluto, gli stessi abiti. E soprattutto: in nessuna delle due si combatte per vincere. L’Aikido, salvo un’unica scuola minoritaria, non ha gare e non ha campionati; non è una particolarità del Ki Aikido, ed è anche il motivo per cui ci si chiede spesso se l’Aikido funzioni davvero.
Se metti un praticante di Ki Aikido e uno di Aikikai sullo stesso tatami, dopo cinque minuti di imbarazzo si trovano. Parlano la stessa lingua.
E allora quale scelgo?
Qui l’onestà conviene più della propaganda.
Il Ki Aikido è la scelta giusta se ti interessa quello che succede fuori dal tatami quanto quello che succede sopra; se hai un corpo che non regge più gli urti e vuoi un’arte che non si basi sulla forza; se ti piacciono le cose che si possono verificare invece di quelle che vanno prese per buone.
Un’altra scuola è la scelta giusta se cerchi un impegno fisico più duro e diretto, se vuoi lavorare molto sulle armi tradizionali, o semplicemente se il dojo migliore vicino a casa tua è quello, e questo conta più di ogni ragionamento.
Perché la vera differenza non è tra le scuole. È tra un buon maestro e uno mediocre, e quella non la trovi scritta da nessuna parte. La trovi andando a vedere.
Il consiglio pratico
Vai in tutti e due i dojo. Chiedi di assistere a una lezione, o meglio di provarla. Guarda tre cose: come il maestro corregge chi sbaglia, come si trattano tra loro i praticanti anziani e i nuovi arrivati, e se alla fine della lezione hai voglia di tornare.
Nessun articolo, questo compreso, ti dirà quello che ti dicono novanta minuti sul tatami.
→ Dove praticare e come iniziare
Roberto Dalla Valle pratica Ki Aikido dal 1980 ed è Maestro della disciplina. Ha studiato con Kenjiro Yoshigasaki e ha incontrato Koichi Tohei in Italia, in Europa e in Giappone.
